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dalla terra alle galassie: sulla distruzione e la distruttività

Siamo in bilico su una traiettoria che ci porta dalle viscere della Terra all’infinito o quasi all’infinito dello spazio.

Si può dire che il sole è distruttivo? È stato detto tanto sulla natura generativa del sole. L’antico Egitto è un inno al sole. Migliaia di anni dopo, lo stesso sole è visto come una minaccia – no – la minaccia per l’umanità. Crediamo che il sole, quello stesso sole, brucerà e divorerà la terra. C’è un numero piuttosto elevato di culture che hanno anche considerato il sole come un predatore e un distruttore.

È evidente che il sole brucia i raccolti, inaridisce la terra e distrugge persone e animali che sono senza acqua e senza riparo.

Eppure senza di lui non ci sarebbe la vita come la conosciamo su questa terra. È questo bilanciamento bifocale degli opposti, la danza sull’orlo dell’abisso, che attraversa la vita umana e permea così tanto l’arte – tutte le arti.

L’arte nasce dalla sensazione e dalla consapevolezza di un confine sottilissimo tra una realtà generativa e una distruttiva. Trovo che nella musica per pianoforte di Chopin sia proprio questa linea che la mantiene e sostiene.

Aprendosi verso l’espansione e persino all’interno di tale espansione, corre una linea di declinazione. «Himmelhoch jauchzend zum Tode betruebt » (Goethe, Egmont). Questa frase, citata più e più volte, dice la stessa cosa in un modo che è più facilmente comprensibile.

Viviamo in un’era scientifica. Quando si tratta della macellazione di migliaia di bovini vivi, è la scienza che è chiamata dal governo britannico a decidere sulla vita o sulla morte.

Se la scienza ha ragione, andranno a rotoli.

Quando esaminiamo tutto ciò che sappiamo e tutto ciò che non sappiamo sulla BSE, abbiamo il diritto di chiedere se siamo così diversi dagli stregoni o dai preti aztechi nel prendere decisioni sulla vita o sulla morte.

La domanda che mi sto ponendo in questi anni è questa: fino a che punto gli esseri umani fanno parte di questa incessante catena di distruzione? La assorbiamo? Interferisce su di noi? L’entità chimica, biologica che è l’essere umano è stata penetrata da quella che prepotentemente è la sostanza della vita?

Questa distruttività, così profondamente radicata in noi, è inevitabilmente presente come lo è nell’intero cosmo? Noi assorbiamo nel corso dello sviluppo della vita, di cui facciamo parte, questo bombardamento che è presente sulla terra e nelle galassie. Le forze cataclismiche – che sono le galassie – sono presenti mentre la vita si evolve e la vita in evoluzione assorbe inevitabilmente elementi come il latte dal seno materno.

Perché non dovrebbe essere così? Una sorta di conferma viene da quel vasto accumulo di folklore e mito su creazione e distruzione che è stato tramandato.

Se distruzione e creazione sono così profondamente radicate nell’essere umano, negli atomi e nelle cellule, e le origini risalgono ai primi inizi della vita biologica, se c’è un mix totale tra ciò che è sulla Terra e nelle galassie, come dovremmo rispondere?

La distruzione non è bella. Religione dopo religione hanno cercato di allontanarsene, ma sempre e solo con parziale successo.

Tutto ciò che è sulla superficie della terra scomparirà. Le montagne si scioglieranno nella calura. Molto tempo prima di questo, le opere d’arte meglio conservate saranno scomparse insieme agli esseri umani. Niente è per sempre.

Quando ho scritto nel primo manifesto dell’Arte Autodistruttiva, che un’opera d’arte autodistruttiva poteva durare pochi secondi e non più di vent’anni, ho avuto un certo dubbio. Davvero solo pochi secondi? Ho fatto bene a pormi la questione, ma ho sbagliato la direzione. Oggi, nel lavoro con l’elettronica, un secondo è una vasto lasso di tempo.

Il tempo è considerato in termini di milionesime parti di secondo.

Con il passare degli anni, ho osservato i cambiamenti in atto e ho trovato conferma di molte cose in cui avevo creduto. Gli scienziati che prevedono sviluppi futuri nel loro campo si qualificano per il Premio Nobel. Se questo principio fosse stato applicato nel campo delle arti visive, il mio lavoro avrebbe ricevuto ampio riconoscimento.

Attraverso lo spettro degli sviluppi nella società, nella scienza e nella tecnologia, nel pensiero e nell’invenzione, ci sono collegamenti con idee con cui ho lavorato. Ci sono grandi idee, come il Big Bang o i buchi neri; c’è la teoria recentemente discussa secondo cui le cellule del corpo umano sono in un costante processo di autodistruzione.

In risposta alla crisi dell’inquinamento e dello smaltimento dei rifiuti, le principali case automobilistiche hanno iniziato a costruire automobili sul principio dello smontaggio. Ciò significa che lo smaltimento finale dei componenti è considerato fin dalle prime fasi di progettazione, con l’intento di ridurre al minimo i materiali che non possono essere riutilizzati e riciclati in una forma o nell’altra. Che passo avanti rispetto ai tempi in cui le vecchie auto venivano semplicemente distrutte!

Nel pensiero c’è la decostruzione iniziata nella seconda metà degli anni Sessanta. Ci vorrebbero giorni per elencare i collegamenti di auto-distruzione e auto-creazione nel contesto dei cambiamenti dal 1959.

E oltre a questo, ci sono l’attenzione nei confronti dell’ambiente, la critica della società capitalista, dei consumi, la critica della scienza e della tecnologia e l’enfasi sulla responsabilità individuale.

C’è una profonda paura della distruzione in molte persone. Qual è l’origine di questa paura? In parte è una paura della distruttività covata in noi stessi. La nostra voglia di essere aggressivi e agire con violenza dà origine a una reazione che cerca di vietare e inibire l’aggressività e la violenza in generale.

Black Holes (buchi neri). Nel 1959, prima di approdare alla teoria dell’arte auto-distruttiva, ero affascinato dalla possibilità di utilizzare presse in acciaio molto potenti per realizzare sculture. Avevo letto la scheda tecnica di una pressa che aveva il potere di schiacciare grossi pezzi di metallo, ma che poteva essere regolata a un livello di delicatezza tale da poter incrinare il guscio di un uovo. Volevo usare una macchina del genere per formare pezzi di scultura relativamente piccoli. Quello che mi interessava era il pensiero della traccia dell’impatto della pressa sulla superficie della scultura.

Uno dei concetti profondi dell’ebraismo è quello di Ruach, riferito al « Respiro » di Dio. Qui, ci sarebbe un’esplorazione del « respiro » della pressa onnipotente, con la sua capacità di manipolare un vasto potere su un pezzo di materia piuttosto modesto.

Come sapete, nello stesso periodo, César schiacciava pezzi di metallo usando le presse a Parigi, realizzando sculture sotto forma di piccoli blocchi.

Il punto in relazione a Black Holes è questo: ero interessato all’enorme pressione contenuta nello strumento e alla pressione accumulata nella scultura emergente. La pressione delle forze all’interno di un buco nero è una caratteristica fondamentale del fenomeno. In un certo senso, stavo creando l’equivalente dei buchi neri all’interno di una forma scultorea. Questa sensazione per le grandi pressioni era con me anche quando, più tardi nello stesso anno, il 1959, sviluppai la teoria dell’arte auto-distruttiva.

Nel dipinto acido su nylon del 1961 si poterono fare collegamenti anche con i buchi neri. I fori vengono bruciati nel nylon e il materiale inevitabilmente collassa su se stesso mentre si osserva il processo. Ci sono tre schermi e si potrebbero immaginare canali di comunicazione da uno schermo all’altro. L’attività all’aria aperta in quel momento, e ancor più marcatamente al momento delle riprese sulla South Bank nel 1963, può essere vista come una dichiarazione sulla Terra e il Cielo: la terra e l’aldilà.

Siamo parte della natura: siamo la natura. Ma la natura è rossa nei denti e negli artigli?

Alcuni microrganismi possono vivere all’interno dei reattori nucleari. È stato detto che se dovesse esserci una distruzione nucleare del mondo, i microbi riuscirebbero a sopravvivere meglio di qualsiasi altra specie. Quindi quale vita può sopravvivere tra le galassie? Le galassie sono natura? Quello che vi sta succedendo è naturale? Beh, non per i nostri standard. Presumibilmente essere una galassia è così naturale come la torta di mele lo è per la galassia. Per una galassia, la vita sulla Terra non ha senso: morbida e sdolcinata. Chi vuole tutta quella roba fradicia: gli alberi che ondeggiano al vento? Come possono una cascata del Niagara o una bomba atomica confrontarsi con l’immensa distesa, con la potenza miliardi di volte più grande del sole, il puro potere di tutto questo? Ma che vita!

Il fatto che non potremmo vivere lì e che troveremmo quelle condizioni innaturali, non deve renderci ciechi al fatto che le galassie sono natura.

Dal nucleo ardente della nostra Terra a quelle distese in cui non potremmo mai andare e, se lo facessimo, mai sopravviveremo. Condividiamo questo bruciare fino al punto in cui tutto si disintegra? Qual è il limite febbrile di una persona innamorata? O l’eccesso maniacale di un atto creativo? O l’assalto cieco di un assassino? Che cosa ha a che fare con i torrenti all’interno di una galassia?

È l’estremo e l’eccesso. È il bruciare fino al punto di minaccia di dissoluzione. La dissoluzione non ha luogo – non più di quanto non si dissolva la galassia – nonostante il suo calore bianco.

È questo che ci accomuna all’aldilà: la capacità di raggiungere un nucleo ardente, in pericolo, esposto. E andare avanti. Per attraversare la fornace – ricorda la storia biblica– attraversa la galassia ed emergi intatto.

Distruzione e distruttività sono inestricabilmente intrecciate nella natura che conosciamo; il fuoco non dà giudizi morali. Nella misura in cui siamo natura e in cui la natura ci pervade, siamo inevitabilmente intrappolati in essa.

L’assassino colpisce come cade il ramo di un albero.

Non abbiamo bisogno di promemoria visivi per scongiurare la distruttività in corso nell’umanità. Dobbiamo semplicemente ripetere un mantra di atrocità – Le orde di Gengis Khan, la Guerra dei Trent’anni – alla maniera forse della recente installazione di Alastair MacLennan al The Arches di Glasgow, che parla dei problemi in Irlanda del Nord. Il sacco di Roma, le porte di Gerico, Sabra e Shatila. Hiroshima e Nagasaki. Il massacro sul Monte del Tempio. La prima guerra mondiale. La seconda guerra mondiale. La terza guerra mondiale. Zaire, Ruanda. Jugoslavia. My Lai.

Natura e naturale - Natural Born Killers.


Saggio pubblicato in: Pavel Büchler con Charles Esche. Tramline, n.5. Tramway con la scuola d’arte di Glasgow, 1996.

Courtesy Gustav Metzger Foundation

Traduzione: Viola Cateni e Juan Pablo Macías