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Juan Pablo Macías
16 agosto 2020

semeion e la smilitarizzazione del linguaggio

Charles Sanders Peirce c1859.

« Language free of syntax: demilitarization of language…

…I let it be known to my friends, and even strangers, as I was wandering around the country, … that what was interesting me was making English less understandable. Because when it’s understandable, well, people control one another, and poetry disappears — and as I was talking with my friend Norman O. Brown, and he said, “Syntax [which is what makes things understandable] is the army, is the arrangement of the army… So what we’re doing when we make language un-understandable is we’re demilitarizing it, so that we can do our living… »

—John Cage

« Language is not life, it gives life orders »

—Gilles Deleuze & Felix Guattari

« It is sufficient to go out into the air and open one’s eyes to see that the world is not governed altogether by mechanism, as Spencer, in accord with greater minds, would have us believe. The endless variety in the world has not been created by law. It is not of the nature of uniformity to originate variation, nor of law to beget circumstance. When we gaze upon the multifariousness of nature we are looking straight into the face of a living spontaneity. A day’s ramble in the country ought to bring that home to us. »

—Charles Sanders Peirce

“…Now, I consider that we do need to know, and that our only need is to know. If we could love, and love at one fell swoop, knowledge would be useless; but we have unlearned how to love, under the influence of a sort of fatal law that originates in the very weight and richness of creation. We’re in creation up to our necks, we’re in it with every organ: the strong and the subtle. And it’s hard to reascend to God via the graded road of the organs, when those organs fix us within the world we inhabit and tend to make us believe in its sole reality. The absolute is an abstraction, and abstraction requires a strength opposed to our fallen human estate.

Should we be astonished, after that, if the pagans ended up becoming idolators, coming to confuse effigies with principles…?

…A thing named is a dead thing, and it’s dead because it is set apart…”

—Antonin Artaud

« …Al ofrecer estas páginas al lector, no he pretendido hacer literatura. Ha sido mi única intención la de dar salida a mi espíritu, como quien da salida a un torrente largamente contenido que anega las vecindades necesarias para su esparcimiento.

Escribo como pudiera reír o llorar y estas líneas encierran todo lo espontáneo y sincero de mi alma.

Allá van ellas, sin pedir benevolencias ni comentarios: van con la misma naturalidad que vuela un pájaro, como se despeña el arroyo, como germina la planta… »

—Thèrése Wilms Montt

« I am well-acquainted with the lively word:

It bounds forth so cheerful,

Greets one with a courteous bow,

Lovely even in its clumsiness,

Full of vigor, snorting heartily,

Then crawls even into the ears of doves,

Twirls and flutters now,

And what it does—the word delights.

But the word remains a delicate creature,

At once sick and yet soon recovered.

If you want to save its tiny life,

You have to hold it gently and delicately,

Not clench and touch it roughly,

Yet often it dies from cross looks —

And then there it lies, so misshapen,

So soulless, so poor and cold,

Its tiny corpse transformed terribly,

Maltreated by death and dying.

A dead word—an ugly thing,

A bone-dry rattle.

Fie to all those ugly trades,

That put big and tiny words to death. »

« In my room, the silence of death -only my pen scratches away at the paper- for I like to think while writing, since we have not yet invented a machine that could reproduce our unexpressed and unwritten thoughts on some sort of material… »

—Friederich Nietzsche

« To think must be, above all, an aesthetic creation. Thought without beauty does not beget thought: it is, at most, a little bit of truth uttered by a wise man: it is possibility, mass for a ‘fiat’, stone for a cameo. That is why the idea is worth as much as the sentence. A thought embedded in a truncated or harsh phrase suffers; keen ears hear it cry. On the contrary, a fragile thought, embedded in a clear sentence, sings and prays. Great thoughts leaning in lapidary periods are living beings with blood and ‘lymph’, they breathe, speak, move and touch. »

—José Oiticica


Quando pensiamo alle parole, pensiamo al linguaggio, al testo, all’ortografia, alle regole, alla comunicazione, ai messaggi, alla semiologia, alla linguistica, pensiamo alle convenzioni, scritte, fatte rispettare dalle forze dell’ordine, fisse. Pensiamo al padre sovrano (al principio maschile), alla sua autorità, come possessore della lingua, come a colui che introduce le condizioni linguistiche che rendono possibile la vita civile. Ma tutto ciò comporta un dirottamento maschile del mondo dei segni attraverso lettere morte, la sua istituzionalizzazione, il suo distacco dal Reale, dalla terra, per un errore nel percepire i principi cosmici -energetici- come immagini fisse, umanizzate e istituzionalizzate. Un errore nel confondere il linguaggio umano con il pensiero.

Il linguaggio, così come lo conosciamo, è un monologo che distribuisce dualità sul campo sociale, mentre volge le spalle a ciò che lo precede in ogni momento, a quel campo sensorio che unisce il pensiero e l’estensione. In uno, nell’unità, i principi cosmici del maschile e del femminile che ne scandiscono i molteplici ritmi. « l’unita è plurale e come minimo di due »: la complementarietà, ma non il rispecchiamento, di protone e neutrone. Tu e io siamo intrinsecamente differenti e complementari. Insieme la nostra media è zero; vale a dire, l’eternità. » (Richard Buckminster Fuller in Manuale Operativo per Nave Spaziale Terra)

La separatezza di questi principi, del cielo e della terra, del sole e della luna, del maschio e della femmina, la sua relazione, è mediata da un terzo componente androgineo, il Semeion (letteralmente, segno), non attraverso la legge, ma attraverso il soffio cosmico che rende possibile la vita, che collega tutto insieme attraverso segni elettromagnetici che generano la voce e la intesa silente della materia e delle creature. È come quelle intese di poeti come Raúl Zurita, quando dice in modo convincente, che la parola poetica ci salva da quella distanza creata dalla separazione tra cielo e terra. La poesia non dà un nome alle cose, dice la sua circostanza attraverso un atto performativo, come il volteggio o lo svolazzare di un’ape, come la scrittura di Thèrése che va come il pianto o la risata, anonimo e umile come il volo di un uccello, lo straripamento dell’acqua o il germogliare di una pianta. La poesia onora come rituale, è un ritornello che saluta il suo territorio. Non dà dei nomi.

La Parola, che a malapena comunica, che dà un nome alle cose morte, non fu prima dei segni, tutto il contrario, il segno precede tutto, è la proprietà di uno spirito vivente che mette tutto in relazione. Il pensiero e l’estensione, il principio maschile e quello femminile, sono accomunati dall’arioso accoppiamento del Semeion in tutte le specie, in un’infinità di modalità, di forze, di energie, di essenze, di elementi, di sostanze e di danze che ne conformano la sua vitalità. Basta aprire gli occhi e vedere ciò che si trova davanti e danzare con esso, ora per farlo allontanare, ora per farlo girare. Non c’è bisogno di scientismo né di fede.

Secondo John Zerzan, il linguaggio è stato elaborato per sopprimere i sentimenti, per reprimere gli istinti. Ma come una semiosi vivente, questa triade vitale, che comporta l’unità di pensiero e l’estensione attraverso segni, non sarebbe stata sconvolta dal padre fallico, dalle sue lettere morte e dalla sua stupida congregazione?

Come rendere giustizia a questa triade, quando la nostra formazione ci ha distribuito a due a due? Quando, attraverso dualità e segmentarietà, siamo stati accecati di fronte alla molteplicità della natura? Come smilitarizzare il linguaggio? Come androginizzare l’antagonismo e resettare l’orgia cosmica di cui facciamo parte?

Il pensiero è stato inventato per organizzare la prossima orgia (Sloterdijk).
Come organizzare la prossima?
Praticando la triadomania in modo da poter vivere.

Traduzione: Vincenzo Estremo